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Roma: le sartorie deI cinema

Sartoria Farani da Le Sartorie del Cinema di Roma

Roma: le sartorie deI cinema

 

Ci sono luoghi a Roma legati al cinema secondo una prospettiva che fa luce sull’insieme dei mestieri e delle arti che alimentano e rendono unica la grande fabbrica italiana del cinema. Costumisti, scenografi, artigiani, maestranze varie che nel tempo hanno servito celebri produzioni cinematografiche italiane e internazionali, vivono ancora oggi a Roma, conservando un patrimonio di cultura e arte.

Ricordiamo a questo proposito le storiche sartorie di Roma molte delle quali, oltre a continuare ad assolvere alla loro vocazione originaria, sono diventate anche dei musei che testimoniano l’evoluzione del comparto, riportando abiti di svariata fattura che hanno arricchito le più note produzioni cinematografiche vincendo anche dei premi prestigiosi. Certamente la notorietà di questi ateliers è dovuta al talento di grandi costumisti italiani che hanno saputo dare un’anima ai personaggi di famosi registi creando, grazie alla loro abilità artigianale, abiti di scena originali e unici. Citiamo tra questi Danilo Donati, Nicoletta Ercole, Gabriella Pescucci, Milena Canonero, Gianna Gissi, Piero Tosi, Maurizio Millenotti.

La Sartoria Farani è un degli emblemi della categoria. Negli anni ’50 Piero Farani accetta di fare da assistente a Danilo Donati nella sua sartoria, che si chiamava Anna Mode, per occuparsi dei cappelli di un nuovo allestimento. Per Piero questa assistenza costituisce una rivelazione e la sartoria si trasforma nella passione di tutta la sua vita. Diventa prima direttore e poi si mette in proprio aprendo nel settembre del 1962 in Viale Mazzini il suo primo laboratorio. Gli anni ’60 sono caratterizzati dalle commesse per Pasolini, Fellini e Zeffirelli, per i quali vince premi Oscar. Farani rivoluziona i canoni classici del costume sperimentando nuove tecniche e usando materiali desueti.

 

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I capi della sartoria teatrale Farani restano oggi indimenticabili tesori della memoria cinematografica: la giacchetta di lana di Totò di Uccellacci e Uccellini (1966), le marsine settecentesche di Donald Sutherland nel Casanova (1976) e il frac blu di Marcello Mastroianni in Intervista (1987) di Fellini, gli abiti medioevali di Roberto Benigni e Massimo Troisi in Non ci resta che piangere (1984). E ancora film come Romeo e Giulietta (premio Oscar nel ’68) e La bisbetica domata (1967) di Zeffirelli, I clown (1971) e Casanova (premio Oscar nel ’76) di Fellini, I racconti di Canterbury (1972) e La ricotta (1963) di Pasolini con Marie Antoinette (2006) di Sofia Coppola, hanno tutti in comune i costumi firmati dalla storica sartoria romana. E non bisogna dimenticare altre storiche produzioni cinematografiche come Barbarella (1967) di Vadim o La Bibbia (1966) di J. Houston nelle quali gli abiti, per la loro bellezza ed unicità,  sono stati dei veri e propri protagonisti nei film.

 

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Anche i programmi del piccolo schermo però beneficiano dell’opera di Farani i cui prodotti si possono vedere, seppur in bianco e nero, negli indimenticabili show del sabato sera, da Studio Uno a Scala Reale fino a Canzonissima solo per fare alcuni esempi. Durante gli anni ’70 poi la sartoria amplia il proprio raggio d’azione prendendo commesse anche per il teatro ed ecco che iniziano altre collaborazioni prestigiose anche a livello internazionale con i grandi teatri lirici quali Metropolitan, Covent Garden, Operà.

Dopo la scomparsa di Farani nel 1997, il suo successore, Luigi Piccolo, partendo da un piccolo fundus creato da Farani stesso, continua nel portare avanti non soltanto il lavoro meticoloso del suo predecessore, ma si preoccupa anche di integrare una collezione iniziata da Farani di abiti autentici. Nella nuova sede di via Dandolo tale collazione oggi conta quasi mille pezzi che vanno dalla metà del ‘700 alle collezioni di alta moda degli anni ’60 ed è visitabile da chiunque avesse la curiosità di vederla, vivendo così un importante pezzo di storia.

Un’altra sartoria storica che a Roma ha prestato la sua opera per molte importanti produzioni cinematografiche è la Sartoria Tirelli. Nasce nel 1964  in via Pompeo Magno 11/b e a lei si deve la realizzazione di costumi per film e spettacoli che hanno raggiunto sin da subito un enorme successo tra i quali i costumi di quasi tutti i film a firma Luchino Visconti. Solo per citarne alcuni, poi, la sartoria ha realizzato i costumi per Ann Roth, costumista per Il paziente inglese (1996), grazie ai quali la Roth ha vinto l’Oscar.

Così come l’Oscar è stato vinto anche da Deborah Lynn Scott, costumista per Titanic (1998), sempre grazie alla collaborazione con la sartoria italiana.

 

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Splendidi anche gli abiti indossati da famose attrici italiane e internazionali come Monica Bellucci nel film I Fratelli Grimm e l’incantevole strega (2005) in cui veste abiti firmati dal premio Oscar Gabriella Pescucci, oppure Michelle Pfeiffer.

 

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Tra le altre sartorie che rappresentano delle eccellenze nel settore ci sono The One e la Sartoria Ferroni che ben dal 1911 in Via dei Georgofili, costituisce un importante punto di riferimento e per il contesto cinematografico ma anche per quello teatrale e televisivo; la Sartoria GP11 che affianca alla produzione propria l’ affitto di costumi di scena di tutte le epoche; e per finire non si può non citare la Pieroni Copricapi, in via Filippo Ermini 39, che nella storia della cinematografia ha regalato un raffinato tocco di classe alle più disparate scene di film seguendo con attenzione, ma anche creatività ed eleganza, le correnti e le mode delle varie epoche.

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Elina Messina, Ph. D. marketing turistico ed esperta di Cineturismo.

elina@italymoviewalks.com

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